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Insubri
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Gli mwdaInsubri furono una mwdqpopolazione, stanziata nell'mwdgItalia nord-occidentale, di origine proto-celtica o Gallica.
Contents
• Note
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L'appartenenza etnica
Riguardo all'origine etnica degli Insubri, vi sono due tesi principali: la prima li vuole popolazione mwegGallicacite-ref-2[2], derivante dall'ipotetica migrazione, nei secoli VII e VI a.C., di tribù mwfwGalliche nell'mwgaItalia nord-occidentale. La seconda vuole che sia un gruppo già pre-esistente e parte della precedente mwgqCultura di Golasecca, quindi di ambito proto-celtico (in quanto sviluppo della precedente mwggCultura di Canegrate).
Sugli Insubri scrisse lo storico latino mwhaTito Livio. Secondo i suoi scritti tutta l'mwhqItalia settentrionale (compresa tra lo mwhgspartiacque alpino a nord e ovest, i fiumi mwhwAdda ed mwiaOglio a est e l'mwiqAppennino emiliano a sud) subì, nel corso dei secoli, ripetute invasionicite-ref-3[3] di tribù mwjgceltiche provenienti dalla mwjwGallia. Sostenne che oltre all'invasione mwkaceltica del IV secolo a.C. ve ne fu un'altra precedente, databile attorno alla fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. Quest'ipotesi, però, oltre ad essere sostenuta tra gli storici antichi solo da mwkqTito Livio, non riscontra accertamenti sotto il profilo archeologico. Se l'ipotesi dell'invasione mwkgceltica dei secoli VII/VI fosse veritiera si sarebbero dovuti riscontrare notevoli e drastici cambiamenti negli usi e costumi di queste mwkwpopolazioni “golasecchiane” attorno a quel periodo storico. Lo studio degli oggetti rinvenuti nei corredi funebri riconducibili alla mwlacultura di Golasecca tra il X ed il IV secoli a.C. (data della prima accertata invasione mwlqgallica dell'mwlgItalia settentrionale), invece, provano una progressiva e lenta evoluzione culturale senza nessun radicale mutamento.cite-ref-4[4] In essi sono sì presenti elementi provenienti dalla zona culturale mwmwceltica d'oltralpe, ma vi sono anche elementi provenienti dalla zona culturale mwnavenetica, mwnqhalstattiana (proto-mwngCeltica) e, pure, mwnwetrusca.
Civiltà e società degli Insubri
Quella della civiltà degli Insubri, dunque, fu un'evoluzione lenta e con ritmi propri. Grazie agli scambi culturali e commerciali con le zone limitrofe, come l'mwogEtruria padana, la mwowVenetia e la mwpaGallia transalpina, gli Insubri seppero progredire e crearsi una società. Alla luce dei ritrovamenti archeologici si può ipotizzare che la loro fu una mwpqsocietà oligarchica, dove il potere era in mano a pochi signori.
La scrittura
Gli Insubri, così come tutte le altre popolazioni appartenenti alla mwqacultura di Golasecca, lasciarono poche testimonianze scritte. I ritrovamenti sono, per la maggior parte, databili attorno al V secolo a.C. Importanti sono le ceramiche iscritte, rinvenute presso centri abitati e tombe. Molte iscrizioni, però, comprendono una sola parola o, talvolta, singole lettere, essendo le ceramiche rinvenute per lo più in cattivo stato di conservazione. Analizzando i ritrovamenti si è scoperto che nell'area della mwqqcultura di Golasecca, comprendente quella insubrica, vennero usate due forme di alfabeto, una successiva all'altra. Il primo è detto mwqgalfabeto di Lugano (o leponzio), una delle cinque principali varietà di alfabeto italico settentrionale derivato dall'mwqwalfabeto nord-etrusco cite-ref-5[5], utilizzato nelle iscrizioni databili dal VI al V secoli a.C. Il secondo alfabeto non è altro che un'evoluzione dell'mwsaalfabeto leponzio. Venne utilizzato nelle iscrizioni databili II-I secoli a.C. e differisce dal primo per qualche particolare (nel leponzio v'è la presenza del diagramma, del mwsqtheta, la lettera “A” ricalca la grafia etrusca, mentre nel secondo scompaiono diagramma e mwsgtheta e la lettera “A” prende la forma di un diagramma o, a volte, la traversa interna diviene parallela a uno dei due lati della lettera).
La fondazione di Mediolanum (Milano)
Secondo la tradizione mwtwleggendaria riportata da mwuaTito Livio e poi ripresa in epoca mwuqmedioevale da mwugBonvesin de la Rivacite-ref-6[6] la fondazione di Milano avvenne nel mwvwVI secolo a.C. nel luogo dove fu trovata una mwwascrofa semilanuta, per opera della tribù mwwqceltica guidata da mwwgBelloveso, che sconfisse gli mwwwEtruschicite-ref-7[7], popolazione che fino ad allora aveva dominato la zona, nella mwyabattaglia del Ticinocite-ref-8[8].
Secondo invece gli storici moderni, Milano fu fondata intorno al mwzg590 a.C.cite-ref-cronologia-9-0[9], forse con il nome di mwawMedhelancite-ref-ambrosiana-10-0[10]cite-ref-storiadimilano-11-0[11]cite-ref-urbanfile-12-0[12], nei pressi di un santuario da una tribù mweaceltica facente parte del gruppo degli Insubri e appartenente alla mweqcultura di Golaseccacite-ref-gualdoni-p-10-13-0[13]. L'antico abitato celtico, che fu in seguito ridenominato dagli mwfgantichi Romani, come è attestato da mwfwTito Liviocite-ref-14[14]cite-ref-15[15], mwiamwiqMediolanum, venne poi, da un punto di vista mwigtopografico, sovrapposto e sostituito da quello romano. La città romana fu poi a sua volta gradualmente sovrapposta e rimpiazzata da quella medievale. Il centro urbano di Milano è quindi costantemente cresciuto a macchia d'olio, fino ai tempi moderni, attorno al primo nucleo celtico.
L'invasione celtica
L'inizio del IV secolo a.C. vide tutta l'mwjqItalia nord occidentale invasa da mwjgpopolazioni mwjwceltiche provenienti dalla mwkaGallia e dalla mwkqBoemia. A differenza di altre popolazioni del mwkgnord Italia, però, gli Insubri a quanto pare seppero resistere all'invasione mantenendo un'identità di popolo o quantomeno il nome che li contraddistingueva. I nuovi arrivati mutarono radicalmente la società insubre, tanto da confondere gli storici mwkwlatini sulla loro origine pre-gallica.
Dalle lotte contro Roma alla cittadinanza romana
Gli Insubri erano già certamente una nazione coesa e forte quando vengono citati dalle fonti storiche per la prima volta. Successivamente alla promulgazione (228 a.C.) della mwlgLex Flaminia, che lottizzava le terre dei mwlwSenoni e le assegnava ai coloni romani, aderirono a una sorta di confederazione di popoli celtici cisalpini, che tentarono di opporsi in armi alla crescente influenza romana. Nel 225 a.C. gli Insubri, assieme a Boi, Taurini, Lingoni e Gesati, invasero l'Italia centrale con l'obiettivo di indebolire le città dei mwmaSocii italici di Roma: ma sulla via del ritorno vennero intercettati dai due eserciti consolari (guidati uno dal console mwmqL. Emilio Papo, l'altro da mwmgG. A. Regolo) presso la località di "mwmwCampo Regio" (vicino al promontorio di mwnaTelamonecite-ref-16[16]) e duramente sconfitti.
Nel 223 i consoli G. Flaminio Nepote a P. Furio Filo tentano una spedizione in Insubria partendo da Brixia (Brescia) e gli Insubri li fermano al fiume Chiese (o forse l'Oglio: il racconto di Livio è incerto) e nella battaglia che ne segue i Romani reclamano la vittoria, ma devono abbandonare l'impresa. L'anno dopo (222 a.C.) i Romani, insieme ai loro alleati fra cui i mwogCenomani, attaccarono ancora il territorio degli Insubri che furono nuovamente mwowsconfitti a Clastidium (mwpaCasteggio): in quell'occasione sia Polibio che Tito Livio menzionano espressamente il re (o forse comandante) degli Insubri ("mwpqdux Insubrorum"), mwpgViridomaro, che rimase ucciso nella battaglia. Nel 221 a.C. i consoli mwpwGneo Cornelio Scipione Calvo e mwqaMarco Claudio Marcello occuparono mwqqMilano e gli Insubri, assieme alle altre mwqgpopolazioni assoggettate, furono costretti all'alleanza con mwqwRoma, come di consueto avveniva dopo le vittorie romane. Ai margini del loro territorio, e in prossimità di due importantissime rotte commerciali, i Romani fondarono le colonie di mwraCremona e mwrqPlacentia (mwrgPiacenza) e vi installarono coloni latini, cosa molto mal tollerata dai capi insubri che si prepararono per la rivincita.
All'arrivo in mwsaItalia di mwsqAnnibale nel 218 a.C. gli Insubri si ribellarono e si unirono, assieme a molti altri popoli celtici cisalpini (Boi in particolare) all'esercito cartaginese a cui fornirono importantissimi rifornimenti di uomini e risorse, e con cui divisero le sorti: parteciparono alle battaglie della Trebbia e alla mwsgBattaglia del Lago Trasimeno il console romano Flaminio, che cinque anni prima aveva distrutto mwswMilano, viene ucciso da un cavaliere insubre di nome mwtaDucariocite-ref-17[17]. Alla battaglia di Canne (2 agosto 216 a.C.) gli Insubri erano certamente presenti sia nella fanteria che nella cavalleria celtica alleata di Annibale.
Già in precedenza avevano appoggiato suo padre mwugAmilcare.
Solo nel 194 a.C. strinsero definitivamente alleanza con i Romani. Nell'89 a.C. con la lex Pompeia de Transpadanis, gli Insubri ottennero la cittadinanza latina e nel 49 a.C. quella romana. La romanizzazione degli Insubri fu profonda e precoce, come testimoniano gli scrittori e poeti romani originari di questa regione (a partire da mwvaCecilio Stazio, poco dopo la presa di mwvqmwvgMediolanum, l'attuale mwvwMilano) e le forme architettoniche già dall'mwwaetà repubblicana.
Note
cite-note-11. Secondo la datazione di mwxwDiodoro Siculo.
cite-note-22. ↑ citerefdssi13050mwywmwzaInsubri, in mwzqmwzgDizionario storico della Svizzera.
cite-note-33. ↑ Si ha mw0gmw0winvasione, non storicamente documentata da fonti scritte primarie o secondarie, quando il movimento coinvolge una popolazione a partire da almeno circa 80.000 individui e fino anche ad alcune, o molte, centinaia di migliaia di persone, avviene in tempi abbastanza ristretti e con un evidente, immediato e drastico, cambiamento della natura culturale dei giacimenti archeologici nell'area interessata, meglio ancora se accompagnati dall'evidenza, archeologica, di rapida distruzione dei siti della cultura precedente e di scomparsa dei relativi giacimenti. Per approfondimenti si veda anche alle voci: Teorie invasioniste e mw1qLegge di Kossinna.
cite-note-44. ↑ A questo proposito il grande indoeuropeista Villar parla di mw2qinfiltrazione. Si parla ancora di infiltrazione (riportandone un esempio da mw2gGiulio Cesare, mw2wmw3aDe bello civili) per movimenti di singole tribù nell'ordine dei 20.000 individui, anche quando nel corso del tempo questi movimenti si ripetono in maniera sempre più ravvicinata. Nel contesto poco popolato dell'Europa protostorica movimenti di queste dimensioni passavano inosservati e vi era spazio più che sufficiente perché nuove tribù trovassero posto, in aree ancora mw3qlibere, accanto a più antiche comunità. Si veda: mw3gFrancisco Villar, mw3wGli Indoeuropei e le origini dell'Europa, Bologna, Il Mulino, 1997. ISBN 88-15-05708-0. Per approfondimenti si veda anche alla voce: mw4qDiffusionismo.
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cite-note-66. ↑ Nel mw6gDe Magnalibus urbi Mediolani.
cite-note-77. ↑ Tito Livio, mw7gAb Urbe condita, V, XXXIV; la traduzione delle citazioni testuali è in Tito Livio, mw7wStoria di Roma (a cura di Guido Vitali e Carlo Vitali), Milano, Mondadori, 2007, vol. I, p. 769
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cite-note-1616. ↑ Da cui il nome di mwas0Battaglia di Talamone.
cite-note-1717. ↑ Quest'ultimo - racconta mwateTito Livio - «cacciati gli sproni nel ventre del cavallo, si gettò impetuosamente in mezzo alla foltissima schiera dei nemici ed abbattuto prima lo scudiero che si era lanciato incontro a lui che avanzava minaccioso, trafisse il console con la lancia» (Storia di Roma, 22-6).
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Voci correlate
• mwav8Fondazione di Milano
• mwaweInsubria (regione)
• mwawmLeponzi
• mwawuLingua insubre
• mwawcEtruria padana
• mwawkBattaglia di Clastidium
• mwawsGallia cisalpina
Collegamenti esterni
• Ermanno A. Arslan, "Dimenticati dalla storia: i gruppi celtici minori della Cisalpina. Una rilettura di Plinio, mwaxaNaturalis historia, e di Livio, mwaxeAb urbe condita" mwaxi